Hanno demolito da soli, niente ruspe in azione per il secondo elenco

Lunedì le ruspe avrebbero dovuto rimettersi in moto. Sono stati fatti, negli ultimissimi giorni, una serie di sopralluoghi congiunti fra Procura e tecnici del Comune e la scoperta è stata legalmente entusiasmante

Quella che, inizialmente, sembrava essere l’anticamera di una inversione di tendenza è stata conclamata. I 12 agrigentini – proprietari di altrettanti manufatti abusivi che componevano l’elenco della cosiddetta “seconda tranche” delle demolizioni – hanno fatto da soli. In gran silenzio hanno provveduto ad eliminare uno spiazzale di mille metri quadrati, muri di recinzione, verande e piccoli edifici, nonché la copertura di una scala esterna.

Lunedì – e tutto era stato mantenuto sotto stretto riserbo – sarebbero dovute partire le operazioni della seconda tranche di demolizioni. Sono stati fatti, negli ultimissimi giorni, una serie di sopralluoghi congiunti fra Procura e tecnici del Comune. La scoperta è stata legalmente entusiasmante: dopo le intimazioni ricevute dal Municipio gli abusivi hanno cancellato le “macchie” e ripristinato i luoghi. Non hanno attesto dunque l’arrivo delle ruspe del Comune, ma sono tornati ad essere autonomamente in regola. Niente demolizioni dunque lunedì. Per logica, bisognerà attendere adesso – ma non ci vorrà molto tempo – un nuovo elenco di beni abusivi e la macchina delle intimazioni, con l’indicazione di un termine preciso entro il quale demolire spontaneamente, tornerà a mettersi in moto. L'elenco in mano alla Procura – una lista non cristallizzata – “parlava”, qualche mese fa, di ben 650 opere illegali. Opere realizzate nel perimetro del Parco archeologico, esteso per circa 1.200 ettari, e molto spesso neanche visibili dall'area della Valle dei Templi.

Era l’ottobre dello scorso anno quando da palazzo dei Giganti partivano, per ogni manufatto, le intimazioni. E lo stesso si farà in quella che sarà la “fase tre”: se il fabbricato o manufatto, oggetto di abuso edilizio, risulterà essere stato demolito autonomamente, la lista - indicata dalla Procura – scorrerà ulteriormente. Se invece l'abuso edile è rimasto dov'era,  arriveranno le ruspe dell'impresa "Patriarca" - che si è aggiudicata la procedura negoziata - e si procederà, radendo al suolo l'abuso, in danno dell'ormai ex proprietario del bene. “In danno” significa che il Comune cercherà poi di recuperare le somme sborsate. Si tratta di abusi per i quali c'è, naturalmente, una sentenza passata in giudicato.

Il Comune di Agrigento aveva appaltato la seconda tranche di demolizioni dei manufatti abusivi realizzati nella zona “A” del Parco – che è quella ad inedificabilità assoluta – all’inizio dello scorso febbraio. La procedura negoziata – che aveva una base d’asta di 33.136 euro - è stata vinta dalla ditta Patriarca di Comiso, nel Ragusano. La stessa impresa che si era aggiudicata e aveva portando avanti le demolizioni delle villette abusive di Licata.

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