Festa dell'Autonomia nella Valle dei Templi, Musumeci: "Statuto privilegio per pochi"

Il presidente della Regione sarà stasera nella Valle dei Templi: "Dopo oltre settant’anni, la Sicilia rimane ancora fra le terre italiane più povere"

La bandiera della Sicilia

La Sicilia tra le terre più povere a causa di un utilizzo “distorto e spregiudicato” dell'Autonomia Siciliana. Il presidente della Regione, Nello Musumeci, inizia così il proprio discorso per celebrare il 72esimo anniversario dalla firma dello Statuto siciliano.

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Un testo diffuso in mattinata ma che sarà pronunciato stasera ai piedi del tempio della Concordia, dove si svolgerà successivamente un concerto dell'Orchestra Sinfonica Siciliana. Una volontà, quella di venire ad Agrigento per la “festa” della nostra autonomia, manifestata dalla giunta alcune settimane fa. In una lettera, fin qui rimasta riservata, si parlava dei Templi come “luogo simbolo del patrimonio culturale identitario, immagine emblematica dell'eredità culturale dell'Isola, simbolo universalmente riconosciuto di concordia e dialogo tra i popoli”.

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Musumeci nel suo discorso ai siciliani indossa però una maschera molto meno interessata ad indulgere su bellezza e suggestione. Il presidente, infatti, a muso duro ribadisce come “dopo oltre settant’anni” dalla firma dello Statuto, giunto “dopo anni di lotte e di sangue”, “la Sicilia rimane ancora fra le Terre italiane più povere. E non certo per colpa dell’Autonomia, ma di quanti ne hanno fatto un uso distorto e spregiudicato. Lo Statuto doveva essere una ‘prerogativa’ per tutti e invece è stato un ‘privilegio’ per pochi. Il cinico e famelico centralismo romano ha fatto il resto, con norme statutarie inapplicate e sacrosanti diritti negati, spesso con la complicità di chi, eletto in Sicilia, avrebbe dovuto difenderla anziché svenderla nei palazzi di Roma”.

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Trovare le colpe? Ovviamente non è il momento, anche perché Musumeci, con una maggioranza assolutamente precaria all'Assemblea regionale Siciliana non può che invocare unità e responsabilità. “Non serve adesso ricercare responsabilità che appartengono - seppure in misura diversa - a tutte le classi dirigenti e politiche avvicendatesi in questo lungo periodo alla guida della Regione e sui banchi dell’Assemblea regionale siciliana – scrive ancora -. Dobbiamo guardare avanti con rinnovata fiducia. Lavoriamo insieme - il Governo, i deputati di tutti i Gruppi, l’apparato burocratico, ciascun cittadino - in questo grande ‘cantiere Sicilia’, per ridare coraggio alle imprese, futuro ai giovani, diritti ai più deboli, speranza ai rassegnati. Per ritrovare, insomma, l’orgoglio di essere Siciliani e la forza di risalire la china".

"E’ con questo spirito che intendiamo riaprire un serrato e vigile confronto con il nuovo Governo nazionale, al quale vogliamo presentarci a testa alta, senza sciocchi rivendicazionismi e senza complessi di colpa, forti anche di un mandato del Parlamento regionale che - sono certo - non avrà motivo di dividersi sugli interessi legittimi dell’Isola. Solo così – conclude - potremo onorare l’impegno dei nostri Padri fondatori ed essere almeno certi che questi 72 anni - fra poche luci e molte ombre - non siano trascorsi invano”.

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